Sì, lo so, una dedica dovrebbe
andare in testa all’opera e non in coda.
Però, vedete, questo è un caso particolare.
Non solo perché si tratta di un’opera un po' straordinaria,
scritta praticamente a quattro mani e quasi tutta in e-mail.
Non solo perché viene stampata privatamente e fuori commercio, in
modo riposto, schivo e quasi clandestino.
Non solo perché l’autore si firma con uno pseudonimo.
Ma anche perché la persona a cui è destinata la dedica deve
restare anonima.
Non è tuttavia un caso eccezionale.
Anche un mio collega di tanto tempo fa, firmò i suoi sonetti con
nome e cognome, sebbene gli storici siano ancora incerti sul fatto
e comunque li dedicò a una persona di cui si conoscono soltanto
le iniziali - altra croce e delizia di tutti gli esegeti
shakespeariani.
In altre parole, e si parva licet, mi trovo quindi in buona
compagnia nell’ammantare di mistero la persona a cui dedico
questa storia d’amore.
E poiché al suo anonimato aggiungo anche quello dell’autore, mi
sia consentito di tenere in ombra, in disparte, appunto dietro le
ultime pagine, anche la mia dedica alla persona che me le ha
ispirate.
In fondo, una dedica è un fatto privato, personale e intimo.
In questo caso, io lo rendo anche riservato e quasi segreto.
Ma la persona interessata capirà e mi compatirà come soltanto
lei sa fare.