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NOTA PER "The Lost Child"
Questa poesia ha una storia.
Ho sempre detto e scritto che un autore è il peggior esegeta di se stesso, ma questa volta penso di potermi permettere due parole di spiegazione.
Almeno ai miei pochi lettori.
Comunque, ognuno ci potrà leggere quello che vuole e gli riesce.
Vorrei precisare subito che non si tratta di un’opera d’occasione.
Si parva licet, vorrei molto immodestamente citare il Carducci, quando venne sollecitato a comporre versi sulla morte di Giuseppe Garibaldi,
"Io non so di aver finora dato prove di cuore così misero e duro, che altri mi possa tener pronto a mettere insieme delle sillabe quando un tanto dolore colpisce la patria e me..."
Nel mio caso la patria non c’entra, ma il dolore è tanto e colpisce una ragazzina - e me, forse in primo luogo, come semplice essere umano; e poi come modesto professionista che cerca di aiutarla.
E, nel mio piccolo, anche io aborrirei mettere insieme sillabe di circostanza.
Ormai non lo fanno più nemmeno i poeti "laureati" inglesi, discendenti dagli antichi poeti di corte.
Ma, vedete, questa giovanissima ragazza di appena 21 anni, con i genitori separati e divorziati da oltre un decennio, aveva la madre gravemente depressa, ed una mattina, un paio di mesi fa, l’ha trovata impiccata alla finestra della sua camera da letto.
Era sola in casa, a parte due cameriere.
Malgrado lo shock, è riuscita ad impedire che la sorella più piccola di soli 17 anni vedesse lo spettacolo, ha chiamato il padre, si è sottoposta a tutte le pratiche poliziesco-burocratiche del caso, e infine - poiché mi aveva conosciuto l’anno scorso per una banale delusione sentimentale - si è rivolta a me.
Io sto facendo del mio meglio per aiutarla, e devo dire che lei collabora in modo esemplare.
È intelligente, ha una solida struttura umana (ancora in via di sviluppo, naturalmente), e sta affrontando abbastanza bene anche la complicatissima gestione dell’ingente patrimonio familiare che ora è affidata a lei come nuovo capo di casa.
Poiché il problema di un figlio con un genitore suicida (nel suo caso, l’unico veramente presente) era piuttosto nuovo per me, ho usato quanto sapevo per comunque intervenire nel miglior modo di cui ero capace, ma ho anche cercato di documentarmi.
Sono così entrato in contatto con l’associazione SOLOS (Survivors Of Loved Ones’ Suicide), che conta anche un gruppo di persone che hanno perduto uno o entrambi i genitori per suicidio.
L’associazione è stata fondata ed è diretta da una donna meravigliosa, Christine
Smith, che nel 1997 ha perduto un figlio suicida di 15 anni ed ha trovato la forza e il coraggio di organizzare qualcosa per offrire aiuto ad altre persone colpite da simili lutti.
They say there are no heroes anymore. But they are there.
Walk down any street and you will find them. The mothers who work, the fathers who
strive, the children who overcome.
They aren’t larger than life, but they are larger than their own lives. Their names aren’t
famous, but their virtues are.
Hard work. Common sense. An unshakable belief in themselves.
If you’re looking for a hero, look around.
Ma non c’è nemmeno bisogno di guardare in giro.
In ciascuno di noi c’è un eroe e un vigliacco, un imbecille e un genio, una bestia selvatica e una persona civile.
Siamo tutti esseri umani e quindi siamo tutti capaci di fare qualsiasi cosa un essere umano è capace di fare - le imprese più gloriose e le peggiori nefandezze.
La poesia è stata scritta avendo in mente la mia ragazzina, ma avevo intenzione, se Cristina fosse stata d’accordo, di dedicarla a lei e alla sua associazione.
Christine ha accettato:
I'm so tickled to tell you I've added your poem to the 1000 Deaths Writing Project.
I'm honored that you wrote it for us and I love it!! Christine, mother of Trevor (5/82-11/97) and Shannon 14.
Ora la poesia è reperibile su Internet al seguente indirizzo:
http://www.1000deaths.com/library/writing/lostchild.html
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